Storie di auto e di famiglia... "dalle fiat 1100 alle Opel kadett" i racconti e le memorie di Carlo Carugati ripercorrono periodi e costumi dal 1955 agli anni 80... il 1970
 
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"Storie e racconti ,,
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Dalle Fiat 1100 alle Opel Kadett storia d’auto e di famiglia
Cap. 4 1970 – 1979 Opel Kadett B 1.1 4 porte lusso
Cap. 4/a - Il 1970

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Il 1970 è un anno denso di avvenimenti purtroppo non tutti di segno positivo..
Dopo l' Epifania “che tutte le feste si porta via”, come diceva il ritornello, riprese la normale routine quotidiana ma il martedì successivo accadde qualcosa di diverso.. Papà era andato a Milano con il consueto treno delle 7.37 per una riunione di consuntivo del 1969 e di programmazione per il 1970. Mio fratello ed io eravamo a scuola. Era una giornata grigiasta seguente alla nevicata che vi era stata la settimana prima con previsione di nuove cadute di neve. Alla uscita da scuola trovammo con stupore il 1100 D rosso rubino... Ma al volante non vi era nostro papà ma bensì lo zio Franco con a fianco mia mamma. Mia mamma ci spiegò che dovevamo partire subito per Lazzate perchè il nonno Carlo stava molto male. Ci disse inoltre che il papà sarebbe arrivato a Lazzate direttamente da Milano accompagnato dal suo collega nonché ispettore di zona Molinari. Arrivati a Lazzate trovammo già lì il papà. Il nonno era sistemato sul divano della sala. Un parente della zia Mariuccia accompagnò lo zio Franco in stazione a Milano per prendere il treno per Brescia. Prima di andar via lo zio Franco riferì al papà di qualche problema (del quale noi piccoli non ci eravamo accorti durante il viaggio) che aveva avuto il 1100. Fatto sta che venne il meccanico di famiglia a prenderlo e ce lo riportò il pomeriggio seguente anche lavato. Arrivò anche da Prato lo zio Cosma. Per tenerci buoni, facemmo un po' di compiti e qualche disegno. A Lazzate era nevicato più che a Brescia e ci sarebbe piaciuto uscire a costruire un pupazzo di neve, ma ci dissero che non era il caso. In garage trovai una sorpresa interessante ma di colore non consono ai Carugati. Vi era infatti una nuova Fiat 128 4 porte bianca con l' interno nero. Sicuramente se l'avesse presa lo zio Luigi sarebbe stata blue scura con l' interno cuoio o al limite rosso. La mia intuizione fu corretta. Era infatti quella del cognato dello zio Luigi Rino. Aveva in costruzione il nuovo garage ed intanto il 128 era ospitato dallo zio Luigi. Così la sera successiva il 1100 D andò a far compagnia al nuovo Fiat 128. Anch' io ne approfittai per prendere conoscenza di questa vettura, anche se devo essere sincero di fianco al 1100 D rosso, quest' ultimo con i suoi 7 anni e 150.000 Km sulle spalle faceva ancora la sua bella figura. Era la prima volta che dormivamo a Lazzate d' inverno e nei letti vennero messi degli “scaldini” di metallo per riscaldare i letti. Il giorno seguente di primo pomeriggio arrivò il medico e ci fu detto che potevamo andare fuori a giocare con la neve. Non ci sembrava vero di poter tentare di costruire un pupazzo di neve (cosa mai fatta). Ci fu detto solo di non fare baccano. Dopo circa una mezz'ora vidi uscire mia cugina Reginelda con un fazzoletto in mano che piangeva e andava di sopra....Intuii che doveva essere successo qualcosa..... Così anche il nonno paterno (cavaliere di Vittorio Veneto) ci lasciava. Il giorno del funerale fummo affidati all' accompagnamento e custodia da parte di nostra cugina Reginelda. Rammento che rimasi un po' turbato quando vidi vari manifesti che riportavano il messaggio “Per la morte di Carlo Carugati”. Per voler sdrammatizzare la cosa, dissi a mia cugina che “quella era l' ultima volta che avrei partecipato al mio funerale”... Una mattina di febbraio invece, mentre mi stavo lavando, tornò dalla cantina mio padre con una notizia sconvolgente.. Ignoti avevano rotto il lucchetto della cantina ed avevano rubato la Gigia!!! Il fatto che lascia perplessi è che non toccarono null' altro, ne la bicicletta blue di mio fratello , ne le bottiglie di vino e spumante presenti in cantina. Beffa fu anche il fatto che mi lasciarono la catena con lucchetto a combinazione che era appoggiato al manubrio della bicicletta e che proprio perchè era in cantina non avevo inserito. Un nostro vicino di casa, Maresciallo dei Carabinieri ci chiese se volevamo fare denuncia, ma ricordando il film di Dino Risi “Ladri di biciclette” e non avendo segnato il numero di telaio della Gigia decidemmo di lasciare stare. Devo dire che ci rimasi molto male, anche perchè il pensiero di un furto su “commissione” da parte di qualcuno che magari conoscevamo bene non è mai stato annullato. Da quel giorno ogni Graziella o similare che incontravo veniva squadrata per verificare se non ci fosse qualche particolare che mi facesse identificare la mia Gigia. Ad oggi non ho più rivisto una graziella marcata “Gigia” ma la mente ogni volta che ne incontra una continua ancora a scannerizzarla. Se avessi avuto dei dubbi sul comandamento “non rubare” e sulle sue conseguenze, avevo esperimentato sulla mia pelle il senso di profonda frustrazione ed ingiustizia che comporta un simile atto sul derubato... Il 1100 D cominciò ad andare più ad olio che a benzina. Eravamo a livello di 1KG di olio ogni 750 Km. Consultato il buon Faletti , questi uscì con la affermazione che vi era di nuovo il motore da fare, solo che il problema ora era che ci volevamo “cilindri e pistoni di un aereoplano”, disse. Motori di rotazione Fiat non ve ne erano. Si potevano trovare solo per il 1100 R. Trovare un motore in demolizione poteva essere una alternativa, ma in che condizioni ? E quanto poteva durare ? Inoltre la vettura aveva comunque i suoi Km e frizione, gomme ed ammortizzatori non erano certo freschi. Quello che l'auto aveva di positivo era che essendo sempre stata tenuta la notte in garage non aveva un filo di ruggine e la vernice era ancora fresca . Già verso la fine del 1969 si era cominciato a parlare di cambio dell’auto. Era uscita la 128 erede della 1100, ma la apertura del bagagliaio non era molto grande per caricare comodamente le scatole di medicinali. Più comoda era sicuramente la Fiat 124 ed in particolare piaceva a papà la versione Special con la caratteristica mascherina cromata anteriore con 4 fari. Era già stato anche scelto il colore, che era quel nuovo verde bottiglia, che era uscito con la nuova 128. Come accade però nella nostra famiglia, viene un giorno in cui si decide:” Oggi andiamo a vedere per l’auto nuova”!. Immaginate la nostra emozione di bambini. Io avevo compiuto 9 anni, ed avevo già vissuto anche se ero piccolissimo, 2 anni, l’arrivo del 1100 D. Per mio fratello che era nato alcuni mesi prima dell’ arrivo del 1100 era la prima volta. Meta a bordo della 500 , la Fiat Succursale di Canton Mombello, dove tre anni prima avevamo comprato la 500 F della mamma. Ora, parrebbe impossibile, ma già allora si parlava di problemi di parcheggio. Dopo due giri attorno alla Succursale, dovemmo desistere e tornammo verso casa. Nel rientrare passammo davanti alla Concessionaria Opel Saigarage, che allora aveva ancora la sua sede in via Cremona, e mio padre, ricordandosi che il suo collega Molinari aveva la Rekord e ne parlava molto bene, decise di fermarsi. Ricordo che un cartello all’ esterno invitava a visitare l’usato e cominciammo proprio da quello.

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Una foto della officina del Saigarage all' epoca

In questa grande officina, Vi era molto rumore, provocato da un mastodontico compressore Ceccato, che fortunatamente ogni tanto si spegneva. Tra le auto usate rammento: Una Topolino B monocolore, alcune Fiat 1300/1500 nei classici colori bianco panna, grigio topo, alcune Rekord molte anche a 2 porte. Papà rimase incantato a guardare una Rekord 1.7 4 porte lusso gold metallic. Ma realizzò che in garage non ci sarebbe stata. Nel frattempo era arrivato un venditore,Mario Buizza, che comprese le esigenze, e propose la Opel Kadett, più compatta ma con un baule notevole. Ma il colpo di fulmine scattò quando per mettere giù due appunti e prendere un depliant, andammo in salone. Lì in bella mostra vi era sempre una Kadett ma sembrava un’altra vettura rispetto a quella azzurrina vista nell’ altro reparto. Era una 4 porte lusso, tra l’altro dotata di cambio automatico, Gold Metallic, come la Rekord alla quale avevamo lasciato il cuore. Non la comprammo quella sera, ma era come se lo avessimo fatto. Da quel giorno non si parlò più di 124. La Kadett lusso con le sue cromature, la moquette interna, l’orologio, l’accendino, la luce automatica alla apertura del cofano motore e del capiente baule, rispondevano alle aspettative, si trattava di decidere. Venne il sabato successivo e papà decise di confrontare la Opel con la Ford. Ci recammo alla storica concessionaria Ford Astra Motor (che ha chiuso i battenti nel 2006) per vedere la gamma delle vetture. Questa volta ci muovemmo con il 1100 D, segno che si trattava anche di vedere per la valutazione dell’ usato. La concorrente della Kadett era la Ford Escort. Ora non che la Ford Escort non fosse bellina, ma all’ epoca, ci diede l'idea di essere più piccola, tipo 128, mentre la Kadett dava la sensazione di un'automobile più importante, anche se di cilindrata 1100. Mio padre, che aveva ancora nel cuore l’amore per la Giulietta Sprint, categoricamente rossa, che non prese ricorderete perchè eravamo nati io e poi a distanza di due anni mio fratello, rimase colpito dalla Ford Capri in particolare da una 1300 XL di colore oro come la Kadett. Ne fu talmente attratto che il venditore per vincere i dubbi sulle dimensioni, provò ad affiancare la Capri al 1100 con la conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che le dimensioni della Capri erano troppo per il nostro garage. Ripiegammo pertanto su una offerta per la Escort. Il venditore ci fece i complimenti per la condizioni del 1100 che come detto si presentava molto bene. Ricordo che disse che invece che il numero 12 nella targa (BS126057) ci sarebbe voluto un 20 per poter offrire 200.000 lire. Ritornammo al Saigarage. Il venditore con il quale avevamo parlato non c’era. Comunque il nostro nuovo interlocutore Giulio Marchesi, capì subito che la famigliola era sul decisionale e propose una prova della Kadett. Aveva lui personalmente una 4 porte standard verde chiaro metallizzato. Facemmo un giro nel quartiere e ricordo che ad alta voce espressi un parere, che a distanza oggi non condivido e che al momento deve aver fatto raggelare Marchesi. Ossia dissi che la Kadett aveva lo stesso rumore del 1100 D. Ora non chiedetemi il perchè di quella espressione, che oggi non ripeterei nemmeno se mi pagassero, ma per la storia ciò dissi…. Rientrati si affrontò la valutazione dell’ usato. Marchesi provò a farci valutare la ipotesi di dare in permuta la 500 della mamma, anziché la 1100, cosa improponibile e che alla fine ottenemmo per il nostro 1100 D del 1963 137.000 lire. Mentre i nostri genitori formalizzavano l’ordine, io e mio fratello girammo per il piccolo salone dove vi erano solo tre vetture:

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Disegno tratto dal Tema : L' auto nuova di papà del 6 Marzo 1970

La Kadett 1200 lusso cambio automatico Gold, una Rekord delivery bianca e la mitica Gt 1900 di colore verdone metallizzato, che noi bimbi ribattezzammo la Bat Mobile per i fari a scomparsa che facevano molto auto da super eroe. Credo che non dimenticherò mai il suono dell’ orologio Opel delle vetture dell’ epoca, perchè oltre al ticchettio, ad ogni poco vi era un “tatlac” che si faceva sentire. Da quel giorno il papà evitò di usare il 1100 e per il lavoro utilizzò la 500.
Ogni tanto andava a controllare che l' auto partisse. Un pomeriggio che aveva iniziato a piovere con decisione, visto che l'auto si era impolverata, l'accese la tirò fuori dal garage e restammo in auto a prendere l'acqua con l'accelleratore a mano tirato per far pulire le candele ! Rammento che ebbi un po' di timore per il notevole rumore emesso dal motore e quando venne tolto il dispositivo, tirai un sospiro di sollievo. Ad Aprile lo zio Angelo festeggiò con un pranzo al ristorante Canòa (che allora era un piccolo ristorante , ora un importante Hotel) il suo 25° di matrimonio. Nella occasione sfoggiò con soddisfazione il suo nuovo acquisto, una Fiat 128 4 porte verde bottiglia che sostituiva la 600 D avorio del 1962. In quella occasione si programmò una delle prime gite di gruppo. Per il 1° di Maggio si sarebbe andati a visitare Pavia e la sua Certosa. Per noi sarebbe stata la prima occasione di svago per provare la nuova Kadett che avrebbe dovuto arrivare in poco tempo. Invece la vettura non arrivò e papà decise di andare comunque in gita con la 500. Guidò quindi il gruppo composto oltre che dallo zio Angelo con la Zia Clelia e le sue sorelle la zia Ada e la zia Pina con mia cugina di secondo grado Mariarosa, in 128, e lo zio Luciano con zia Franca ed i miei cugini Raffaella, Alberto e Paolo con la 850. Fu una bellissima esperienza tanto che se ne programmò subito un'altra per il 17 Maggio con destinazione Mantova. Ma anche quì la Kadett si fece attendere ed andammo sempre con la 500. questa volta al gruppo si unirono anche la zia Anna (sorella di mia mamma) con lo zio Claudio ed i miei cugini Achille ed Elena, tutti a bordo della loro Fiat 1300 azzurro pavone del 1961 targata BS 9 La Kadett si fece attendere un po’ di mesi, problemi di scioperi, e problemi di numeri di auto vendute. La Kadett B nel 1970 fu l’auto straniera più venduta in Italia. Nelle ripetute visite presso la Saigarage ci proposero in alternativa: una Kadett coupè, sempre Gold, la variante LS la fastback, ma noi resistemmo ad attendere la nostra 1100 con il cambio manuale. Ci proposero anche, quella che oggi chiameremmo una chilometri zero. Era un’auto che un cliente aveva rifiutato di ritirare. Si trattava di una Kadett 1100 SE 4 porte blue scura. Era una vettura che aveva comprato un imprenditore per darla in uso di rappresentaza. Lui aveva una Mercedes 250 SE, e quindi aveva ordinato la Kadett SE convinto di acquistare la versione più lussuosa. Figuratevi la sorpresa, quando con auto targata si trovò davanti la versione superbase SE = supereconomica), che ricordo che per avere un prezzo ridotto aveva addirittura una sola aletta parasole, quella lato guida. Domenica 31 maggio ci fu la gita di chiusura d'anno della scuola domenicale (il nostro catechismo dei bambini) . Meta le montagne della Valtrompia ed in particolare la località chiamata Gaver. Anche in questa situazione la 500 fece il suo servizio. Ma non fu la sola 500 della occasione, perchè anche la signora Mattalia madre dei nostri compagni di ventura Luca e Daniela venne con la loro 500 F grigio topo. Di quella bella giornata resta indelebile il ricordo in un bel filmato super 8 che ritrae tra le altre vetture uno splendido Maggiolino 6 Volt “sedan blue” del settembre 1964 My 65, uno dei primi con le modifiche suggerite da Pinifarina, di proprietà dell' allora pastore evangelico della Chiesa di Brescia , Alessandro Vetta. Sentiremo parlare ancora di questo Maggiolino, ma non anticipiamo i tempi...

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In questa sfocata immagine si vede il Maggiolino 6 Volt del Pastore Valdese Alessandro Vetta (vestito di rosso) e di sua moglie Clara con il foullard

Finalmente la nostra Kadett arrivo’ in un' uggiosa giornata di giugno insieme ad altre sorelle, guarda caso tutte 4 porte e tutte Gold. Ricordo che ad una di queste era scoppiato il parabrezza. Ci dissero che erano le prime della nuova serie.. In effetti rispetto ai depliant queste Kadett non avevano più la scritta Kadett l sui parafanghi anteriori , la fascia sul cruscotto argentata era ora nera senza scritta e la leva del cambio sport corta era ora tutta nera. Espletate le pratiche per la immatricolazione, mio padre consegnò il 1100 D il mattino verso le 11.00, dopo aver fatto togliere le trombe Stebel che sarebbero state poi rimontate sulla Kadett, ed al pomeriggio in autobus, ci recammo a ritirare la nuova auto che aveva ricevuto la targa BS297710. Ci diedero in omaggio una barattolino di vernice e papà fece montare il coprivolante che lui voleva nero, ma non era disponibile e fu messo color cuoio chiaro.

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Totem pubblicitario della Kadett B

Papà ci disse: “Andate a salutare il 1100!” Ma Marchesi ci fermò perché il 1100 era già stato venduto. Pare che anche alcuni meccanici della concessionaria gli avevano messo gli occhi sopra, ma un commerciante della provincia era stato più veloce, e se l’era subito portata via. E’ da aggiungere per completezza di storia, che il 1100 D lo rivedemmo ancora due volte. La prima presso un distributore Agip vicino a casa nostra. Sporco, la vernice che cominciava ad opacizzarsi, erano state montate delle foderine in sky rosse e nere. L’ultima volta fu in un quartiere limitrofo al nostro, era da solo, integro, ma non più nel suo splendore. Anni dopo rintracciai l’ultimo proprietario, che mi disse che l’ebbe per poco perché , mi disse, “Non tirava più nè a coppi né a bastoni”. Da allora , solo nel 1978 a Rivazzurra di Rimini ebbi l'occasione di ritrovarmi faccia a faccia con un 1100 D rosso rubino. Era ovviamente targato Forlì ed era in condizioni non strepitose.. Ma le storie dei 1100 di famiglia non finiscono qui, ritorneranno più avanti.... Nel frattempo finita la terza elementare con ottima pagella, i miei genitori si ritrovarono a comprarmi una nuova bicicletta. Questa volta si optò per una bicicletta tradizionale con ruota del 22 di colore giallo oro metallizzato che acquistammo presso il costruttore Zecchini nella sua storica sede di via Solferino. Ebbi la concessione per avere il manubrio sportivo e pagammo la bicicletta 15.500 lire. Il collaudo della nuova Kadett si ebbe con la programmazione della nuova gita di fine settimana a Cortina d' Ampezzo. Il consueto gruppo di auto Kadett, Fiat 128 Verde e Fiat 850 partiva così di sabato con il seguente itinerario: Brescia, Odolo, Trento, Bolzano, Lago di Carezza, Canazei, passo del Pordoi, Falzarego, Cortina d'Ampezzo. Lago di Misurina, Pieve di Cadore, Belluno, Feltre, Bassano del Grappa, Marostica, Vicenza, Brescia

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Arrivati ad Odolo dovemmo fare una sosta presso una officina Fiat perchè si accendeva la spia dell'olio al 128. Controllato il livello dell' olio che era corretto e sistemato un falso contatto del bulbo si ripartiva. Dopo una veloce escursione al lago di Carezza si improvvisava un picnic vicino ad un hotel appena aperto ed è questa la prima immagine rimasta della Kadett Oro. Dopo una suggestiva sosta sul passo del Pordoi assediato da residui di neve, a Cortina d' Ampezzo dove gli Hotel stavano per iniziare la stagione estiva, trovammo alloggio all' hotel Majoni, La camera era da tre letti ed io e mio fratello ci dividemmo questo letto.

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Una rara immagine della Kadett durante una sosta

La Kadett affrontò con disinvoltura questo percorso, evidenziando scarsi problemi di riscaldamento motore. Mio padre apprezzò molto la presenza dello strumento della temperatura motore. La lancetta della temperatura motore della Kadett si metteva a metà a da lì non si spostava . Il giorno successivo al Lago di Misurina non essendo dotati di giacche a vento dovemmo indossare i cappotti che ci eravamo portati perchè la temperatura era notevolmente frizzante. Per pranzo ci fermammo lungo la strada in un ristorante di Feltre. A poca distanza avevo avvistato un campo di demolizione auto con tutte le sue succulente attrattive dell' epoca... Come primo, arrivò un risotto con i funghi, ma con dosi da “nouvelle cuisiner”. Mio padre che come capogruppo era a capotavola esordì a voce alta: “Mi raccomando vediamo di non fare indigestione!”. Il cameriere intelligentemente subito replicò : “Se ne volete ce n'è ancora!!”. Cercai di finire velocemente e convinsi i miei cugini ad addentrarci nei prati per cercare di raggiungere il campo di demolizione, che sembrava vicino ma non lo era poi tanto .... Quando eravamo a 20 metri dal traguardo la voce dei nostri genitori ci chiamò per partire perchè il viaggio e le soste programmate erano ancora varie..... Peccato....... Il collaudo, coincidette con il primi 1000 Km di percorrenza, tra lavoro e svago e diedero un giudizio estremamente positivo dell' acquisto effettuato. Venne in seguito montato l' impianto radio con una autoradio Blaukpunt con l'altoparlante incassato nel cruscotto e antenna cromata manuale alloggiata nel parafango posteriore sinistro. La domenica successiva si andò a Rivoltella nella villa di vacanza della sorella dello zio Luciano. Mio cugino Alberto ed io andammo in perlustrazione nella azienda agricola “La Tassinara” che restava a vista dalla villa. Nel retro delle stalle facemmo una scoperta degna di rilievo. Integra , ma abbandonata vi era una Triumph TR4 grigio metallizzato. Probabilmente si doveva essere rotto il motore, in quanto l' abitacolo era pieno di organi del motore, tra i quali la testa motore. Volendo entrare per giocare l' unica soluzione era quella di tirare fuori tutto. Così cercando di proteggerci le mani con dei sacchetti iniziammo l' operazione svuotamento. Quando però eravamo arrivati a buon punto , mio cugino si accorse della presenza sotto il volante di un nido di vespe. Alla sola parola mollai la ventola che avevo in mano e dissi :”tagliamo la corda, le conosco quelle dannate!”. Nel ritorno papà prese l'autostrada. Ad un tratto disse: “Mi sembra che l'auto tiri a destra”. Ci fermammo e ci accorgemmo che la ruota posteriore destra si era un po' sgonfiata. Era in pratica buca, ma l' effetto dei tubeless aveva rallentato la fuoriuscita dell' aria, Armato di buona pazienza e apprezzando che la ruota di scorta era di lato, anziché sotto il pianale , come nel 1100, papà si mise all' opera per sostituire la gomma bucata. Ma quando ebbe finito di montare la gomma di scorta, ci si accorse che anche questa non era bella gonfia, non era buca, ma non era alla giusta pressione. Ripartimmo quindi ad andatura moderatissima scortati da un gentile passante che si era fermato per darci aiuto (allora capitava così) e raggiungemmo la vicina stazione di servizio, dove potemmo gonfiare la ruota di scorta montata e ritornare a casa. Anche qui dobbiamo assegnare un punteggio positivo alla Kadett , sia per la posizione della ruota di scorta che per la scelta dei pneumatici che sebbene ancora a tele incrociate erano tubeless. Ma ancora di più la Kadett si fece apprezzare nelle consuete vacanze di Torre Pellice. Il baule capiente e comodamente accessibile permise di caricare tutto senza difficoltà. In autostrada osservai che fino a 100 Km orari la vettura sembrava come se fosse ferma, oltre si cominciava a sentire. La scelta dell' interno nero in sky permise di non dover mettere le foderine blue dell' A.C.I. che avevamo usato sul 1100 che divennero solo copertine da pic nic. A Torre Pellice l'argomento di approccio con i tedeschi presenti si fondava sugli ultimi risultati conseguiti nel Mondiali di Calcio del Messico . La risultante di queste schermaglie si poteva riassumere con la sintesi di un pastore dell' alta sassonia, proprietario di una 124 normale verde bottiglia: “Italia Germania (21 giugno 1970 4-3 per l' Italia) EHHH!!!. Italia Brasile (Finale del 26 giugno 1970 4-1 per il Brasile di Pelè) BUHHHH!!!! Il primo ottobre 1970 entrai in 4^ elementare. Per natale e visto che la 130 della Pocher aveva anch'essa presentato il suo conto relativo all' uso, in particolare con guasto dello sterzo, segnalai a Babbo Natale che avevo avvistato una bella Mercedes 220 SE dei vigili del fuoco sempre filoguidata prodotta dalla GAMA. Non tanto perchè fosse una Mercedes, quanto per il materiale che non era solo plastica faceva presagire un modello più robusto.

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Babbo Natale prese nota della mia scelta ed a distanza di anni quella Mercedes da ancora segni di vita, segno della robustezza anche del progetto costruttivo.
Finiva così un anno estremamente pieno e carico di basi e fondamenta per il futuro di tutti noi.

Carlo Carugati

Continua...

 
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