Storie di auto e di famiglia... "dalle fiat 1100 alle Opel kadett" i racconti e le memorie di Carlo Carugati ripercorrono periodi e costumi dal 1955 agli anni 80... il 1974
 
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Dalle Fiat 1100 alle Opel Kadett storia d’auto e di famiglia
Cap. 4 1970 – 1979 Opel Kadett B 1.1 4 porte lusso
Cap. 4/e - Il 1974

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Il 1974 può essere definito un anno di ombre e luci. Le ombre erano portate dalla crisi economica che si era abbattuta anche sull'Italia che forse più di altri paesi soffriva della mancanza di una classe politica degna di tale nome. Avevamo oltre ottanta miliardi di lire di debito dello Stato, eravamo costretti a vivere al freddo, perchè i comuni avevano obbligato gli amministratori condominiali a ridurre le ore di utilizzo degli impianti di riscaldamento e ad abbassare comunque la temperatura. In casa, avevamo comprato un calorifero portatile su rotelle, che veniva acceso per scaldare la stanza prima di fare il bagno.
L'effetto sortito era soddisfacente, anche se il congegno emanava un forte odore di olio di colza o quant'altro e il contatore della corrente si metteva a girare come una trottola.. Per lo stesso motivo del freddo si andava a letto prima, tranne nel caso che ci fosse una delle puntate di qualche sceneggiato (le fiction odierne). In quel caso ci si muniva di plaid e si restava a vedere la televisione, ove senza interruzioni pubblicitarie, che venivano condensate nel famoso “Carosello”, per le 22.00 si poteva andare a letto. Le domeniche dell'“Austerity” comportavano di andare in chiesa a piedi e le deroghe erano limitatissime. Anche chi era invalido era a piedi. Infatti in quelle domeniche si poteva effettivamente girare per le città in bicicletta , senza paura di essere investiti, ed i più sportivi si muovevano anche con i pattini.
Nacque allora la proposta della circolazione per tutta la settimana a targhe pari e dispari. Come era nata tale idea ? Ecco come la immagina il direttore di Quattroruote Gianni Mazzocchi (nostro Virgilio in questo viaggio nella memoria e nella storia dell' automobile): “ Forse durante un “vertice”, alle due di notte, quando erano spente anche le residue capacità intellettive dei ministri, questi, incalzati dalla paura di una imminente caduta del governo, arrivarono alla bella trovata. Potrebbe essere motivo di conforto o di speranza osservare che quando un regime o un governo arriva a coprirsi di ridicolo, è segno che la sua fine è imminente: la buffonata delle targhe pari e dispari ricorda le pagliacciate ordinate ai gerarchi da Storace (i salti attraverso i cerchi di fuoco), preludio alla caduta del fascismo.”
Nel marzo del 1974 la benzina italiana diventò la più cara del mondo con il costo al litro di 260 lire (di cui 158,34 per oneri fiscali), contro le 160 lire della Gran Bretagna e le 60 lire degli Usa.
Ancora in diminuzione le vendite delle auto nuove. La psicosi causata dalla crisi e dagli improvvisi e cervellotici provvedimenti continuava a far registrare una flessione della domanda. Non che la gente non avesse voglia di cambiare l'auto, ma tra le voci di continui aumenti dei costi dei carburanti, limitazioni alla circolazione, possibili nuove tasse (che poi arriveranno, come la “una tantum”) solo chi stava veramente bene o chi per esigenze di usura doveva cambiare l'auto si accingeva a farlo.
Ma parliamo un po' delle luci che irradiavano i pensieri di un giovane appassionato di automobili. All'epoca, purtroppo, Quattroruote o Gente Motori, non entravano in casa tutti i mesi e capitava così che mi trovassi per strada faccia a faccia con un restyling del quale non ero a conoscenza. Nel particolare si trattava della Ascona A my 74 che era stata lievissimamente aggiornata ma guadagnandoci molto. Come in tutta la produzione Opel i rostri ai paraurti era diventati tutti in gomma.

1970

Il frontale della Ascona A my 1974 dove risalta la nuova mascherina

La mascherina era stata semplificata togliendo la barra argentata centrale ed allargando lo stemma Opel. All'interno erano state aggiunte due bocchette laterali per l'aerazione ed era stato modificato il tunnel centrale.

1970

Modificato anche il disegno dei poggiatesta sempre optional. La vettura dell'incontro era una 1200 lusso 4 porte di colore Sahara Gold che divenne il mio colore preferito. Naturalmente corsi subito alla Saigarage a prendere il nuovo depliant. Ma mentre mi studiavo la nuova versione aggiornata della Ascona, stavo per avere un incontro che avrebbe spostato il mio cuore su un'altra vettura. Eravamo a Verona per una visita veloce in un pomeriggio primaverile di aprile. Al mattino il tempo incerto aveva ritardato la decisione di partire. Passammo davanti ad una piccolissima officina autorizzata Ford e quasi a ridosso del portone vetrato dell'ingresso vi era parcheggiata di coda una Ford Taunus GXL 1600 di colore Flame Orange Metallizzato con l'interno in vellutino beige.

1970

La Ford Taunus GXL my 1974 nel nuovo colore Flame Orange In basso il modello precedente

Furono due le cose che mi colpirono subito: Il colore che abbinato all'interno dava una luminosità ed eleganza a questa vettura contornata dal tetto in vinile nero (finitura di lusso all'epoca) e l'altra la barra argentata che percorreva il cofano posteriore che identificava questa versione nel restyling my 1974. In effetti Opel e Ford sono sempre state dirette concorrenti e quando una lanciava o modificava un modello, l'altra rispondeva dopo poco. La Taunus GXL era una vettura che avevo già avuto modo di conoscere grazie al fatto che amici di famiglia l'avevano comprata nel 1972 dopo che avevano dovuto cambiare la loro 17 M del 1962 a causa di un incidente ove in uscita da un incrocio un furgone gli aveva portato via il frontale.

1970

La vettura di colore antracite aveva anche un numero di targa molto memorizzabile BS380380. Al momento la vettura seppur bella non mi aveva dato grandi emozioni. Le modifiche apportate al modello 74 oltre alla nuova gamma colori le davano quel qualcosa in più che mossero il mio interesse. La Concessionaria Astra Motor (storica concessionaria Ford che ha chiuso i battenti nel 2006), dove ci eravamo recati nel 1970 per vedere la Escort e la Capri, divenne la meta delle mie visite pomeridiane. Naturalmente il primo sguardo era per vedere che GXL vi erano in consegna. Il cuore sussultava quando potevo entrare in una di queste, sistemarmi il sedile e smanettare con la leva del cambio che era molto corta con un rivestimento in pelle ed un pomello del cambio a forma sferica.

1970

Lo stile richiamava in forma più compatta le vetture americane, sia per il cruscotto del colore degli interni, il volante a calice, le cromature diffuse e come già detto il tetto in vinile che le dava un tocco di eleganza particolare.
Piacevole era poi visitare i capannoni dell'usato. In quello centrale vi erano le vetture più moderne e prestigiose, tra le quali ricordo una bella 124 sport spider 1600 arancione del 1973. Ma in una di queste visite trovai anche una Ford Taunus Gxl 1600 appena immatricolata. Era una vettura di colore verde bottiglia con interno nero, alla quale era stato applicato un impianto a metano che portava via quasi tutto il baule. Inoltre avendo la Taunus, l'alloggiamento per la ruota di scorta sotto il pianale, la ruota di scorta era stata piazzata dietro il sedile di guida. La vettura indicava allo strumento 86 Km. Vi era in vista ancora il foglio di via e rammento il curioso nome del proprietario Benito Muzio Fascio. Chissà cosa era successo. Forse un improvviso decesso o la scelta improvvisa di cambiare modello. Comunque la vettura venne rivenduta quasi subito. L' Astra Motor aveva una officina dedicata solo alle vetture usate, cosa oggi molto difficile da trovare. Nei capannoni laterali trovavano posto invece vetture più vecchie che attendevano di trovare qualche commerciante o privato che voleva viaggiare spendendo poco. Lì trovavo e per molto tempo vi rimasero, varie Taunus delle precedenti serie, Anglia, Consul e Cortina, Fiat 600, Fiat 1100, e anche una Opel Kadett B 4 porte lusso 1^ serie 1966 (fanalino piccolo posteriore) di colore grigio scuro.
Nel marasma della crisi internazionale, in una Italia dove l'industria automobilistica, non ancora monopolista esprimeva ancora le sue potenzialità ed esclusività i politici continuarono a prendersela con l'automobile, anche con delle proposte che nulla portavano all'economia nè al buon senso come “il divieto di guidare macchine potenti agli anziani”. Il nostro “Virgilio” così commenta : “ Alcuni politici hanno umili origini: furono poveri, e ciò, anziché renderli fieri per aver saputo salire dall' indigenza ai fastigi del comando, acuisce in loro l'odio contro l'automobile, che da bambini desideravano e invidiavano invano.
Così non riescono a vedere nell'auto un mezzo moderno , utile a tutti: uno strumento di progresso. No, essi scorgono in essa – in una visuale di aberrante “socialismo”, ormai risibilmente anacronistico – un segno di lusso, di ricchezza: l'odiata e agognata ricchezza che sognarono (e che però, più o meno tardi, hanno tutti raggiunta).
E così assistiamo a questo strano fenomeno: il Paese dove il socialismo è al potere da 60 anni (l'Urss) ha accettato l'automobile, accostandosi ad essa con una fabbrica formidabile (fatta proprio da noi, vedasi Fiat), e invece noi ci mettiamo d' impegno a distruggere le più grandi fabbriche d'auto europee “....
Ma torniamo alle luci. In quartiere la concessionaria R.A.U. di cui abbiamo già parlato aveva cambiato le insegne. Infatti da febbraio l'Autobianchi aveva stretto un accordo con la Lancia e da quel mese tutte le Concessionarie Autobianchi sostituirono la Citroen con la Lancia. In questa maniera la Lancia aumentava in maniera più capillare la rete di assistenza.
Il 12 maggio 1974 in Italia gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini del 1970, con la quale era stato introdotto in Italia il divorzio. Anche la nostra scuola chiuse qualche giorno per permettere gli allestimenti per il referendum. L'amico Righetti mi propose di andare due giorni a Prevalle alla casa natia dei genitori, per passare un week end di avventura. Per la prima volta avremmo dormito da soli e ci saremmo arrangiati per far da mangiare e tenere in ordine. Il viaggio di trasferimento, una trentina di chilometri, sarebbe stato in bicicletta.
Certo Cesare aveva una Jaques Anquetil da turismo a tre rapporti come quella dell' amico Paolo. Io avevo la mia Cross gialla che sì, aveva i tre rapporti, ma aveva delle performances diverse. Comunque consultati i miei la scelta fu per il sì. Zainetto in spalla partimmo quindi sabato 11 in direzione Prevalle. La gioventù permette di fare tante cose. Non rammento oggi di essermi lamentato per la lunghezza del viaggio o altro. Arrivati a Prevalle, la casa patriarcale era in una corte di due case. Classico porticato ove in basso vi era la sala da pranzo con lavello, stufa da cucina bianca, la classica credenza stile “Lazzate” con le immancabili cartoline di Padre Pio e Giovanni XXIII, una tavolo di legno massello, ed una finestra che dava su una conca con in fondo un paese. “Che paese è quello ?” Chiesi a Cesare. :”Calvagese.” Mi rispose. Mi venne in mente che Renato Leali si era trasferito a Calvagese. Così decidemmo che nel pomeriggio saremmo andati alla ricerca dell'amico.
Proseguendo nella visita della casa, una scalinata portava al loggiato superiore, ove vi era la camera dotata di un letto matrimoniale alto e duro ed in fondo al corridoio quello che definire toilette era un eufemismo in quanto si trattava di una stanza con un buco per terra ed ho detto tutto.
Per pranzo ci comprammo del pane e prosciutto e ci preparammo un buon caffè.
Nel pomeriggio verso le 15.00 partimmo alla ricerca dell'amico Renato. Pensando che si erano trasferiti da poco cercavamo una villetta recente, magari con ancora qualche finitura da terminare. Calvagese non è New York e dopo un paio di tentativi trovammo la casa e l'amico. Renato ci accolse con gioia, ma direi che tutta la famiglia ci accolse benevolmente, tanto che la madre ci invitò per cena, cosa che accettammo di buon grado. Verso le 21.00 arrivò con una 500 L bianca con i cerchi in lega Mille Miglia la sorella, nonché cantante Vanna Leali. Anche con lei grande feste e cordialità che ci portarono senza accorgercene alle 23.30. Alche visto che poi dovevamo ancora rientrare a Prevalle su strada ed al buio ci congedammo.
Lungo la strada del ritorno mi resi conto che non avevo il fanale , che l'esperienza che stavo vivendo era bella e che mi sarebbe piaciuto poterla rifare , ma che era opportuno pensare di munirmi di una bicicletta adeguata.
Dormimmo profondamente quella sera, svegliati da un gallo di una casa vicina e dalle campane, che nei paesi segnano ancora il tempo che scorre.
Dopo colazione con caffè latte e biscotti, riordinata la camera e la sala, rientrammo a Brescia dove arrivammo per l'ora di pranzo (oggi lunch).
La cosa ci era talmente piaciuta che parlando, a Cesare venne una idea: Fare in estate una settimana a Prevalle. “Bella idea !” dissi io si potrebbe fare...
Cominciai allora a parlamentare in casa per l'acquisto di una nuova bici .
Mi si fece notare che nel 1975 avrei compiuto 14 anni e che poi avrei voluto il motorino e che c'era la crisi ecc. eccetera. Replicai che la bicicletta nuova sarebbe stato un anticipo, in quanto poi, visto che Raffaele non usava la bicicletta che gli avevo passato e quindi non avrebbe nemmeno usato la Cross, avrei cercato di vendere le altre due biciclette rientrando in parte della spesa. Per il motorino avrei puntato magari ai 16 anni per un 125 cc.
Naturalmente avrei dovuto uscire dalla 2^ media con una bella pagella.
Il 28 maggio era annunciato uno sciopero anche nella scuola. Non tutti gli insegnanti aderivano, come sempre. Nella nostra scuola eravamo sicuri che la Rizzi la professoressa di Italiano avrebbe aderito. Così fu, ma verso le 11.00 la nuova preside Fernanda Malaguti (proprietaria di una delle prime Alfasud modello 1972 di colore cammello), convocò tutti gli insegnanti e studenti in sala Cineforum . Con molta emozione ci comunicò che era scoppiata una bomba in Piazza della Loggia erano morte delle persone e vi erano molti feriti. Ci comunicò di andare a casa dai nostri genitori e che le lezioni per il giorno dopo erano sospese. Sapemmo poi che anche la nostra insegnante era rimasta ferita, non in maniera grave , ma che alcuni segni sul volto le sarebbero probabilmente rimasti e difatti non la vedemmo fino all'inizio della terza media.
Venerdì 5 Luglio nacque mio cugino Dario, terzo figlio dello Zio Claudio e Zia Anna (sorella di mia mamma). Il particolare che unisce Dario alla nostra storia è che dopo essere andati a trovare la Zia ed il nuovo nato, ci siamo recati in città dall'ormai nostro fornitore “Cicli Pasini”, per acquistare la mia 4^ bicicletta : una Jacques Anquetil da Turismo a 3 rapporti. Ve ne erano disponibili due, una di colore blue elettrico e l'altra verde metallizzato che mi rammentava molto la tinta delle Opel Manta e Ascona Lime Green. Scelsi quest'ultimo. Con i miei risparmi, accessoriai la bici con : cavalletto a due staffe, tipo motorino, portapacchi, portaborraccia e borraccia, tromba e specchietto retrovisore sinistro.

1970

La Jacques Anquetil posa a Concesio nei giardini della casa natia di Papa Montini (Paolo VI)

Solo la bici costò 61.000 lire. Con gli accessori andammo a 77.000 lire.
Domenica 14 luglio, zaino in spalle, biciclette e buone gambe, partimmo per una settimana di ferie a Prevalle. Domenica pomeriggio andammo subito a trovare l'amico Renato, pensando di poter organizzare con lui la settimana. Invece purtroppo ci disse che aveva trovato lavoro per quell'estate da uno zio che aveva una officina di costruzioni meccaniche e che pertanto durante il giorno lavorava, la sera era stanco e così non rividi più Renato....
Ci organizzammo comunque anche da soli. Andammo a trovare uno zio di Cesare che aveva lì in paese una officina meccanica con vendita di biciclette e motorini. Lì cominciai a guardare con curiosità il Ciao che allora era uno dei motorini più venduti. Suo zio ci propose una messa a punto delle bici e ci fece un tagliando a freni, raggi , cambio. Proprio un bel lavoro. Sarà stato un effetto psicologico, ma al ritorno sembrava che la bici andasse più veloce. Un' altra volta costeggiando il fiume Chiese arrivammo a Gavardo (BS) a trovare la sua nonna. Ma la più grande avventura fu quando decidemmo di andare a Manerba del Garda (BS). Decidemmo che avremmo comprato a Manerba il pane ed il prosciutto. Purtroppo a causa di un qui pro quo io pensavo, lui pensava, ed invece nessuno dei due aveva preso con sè i soldi. Dopo aver passato la mattina a torso nudo in riva al Lago inseguendo i pesciolini che lambivano le sponde, nel mentre che ci chiedevamo di prendere i soldi per andare a fare le spese, ci rendemmo conto che non avevamo un becco di un quattrino. Cosa fare ? Mi venne in mente che a Rivoltella vi era in vacanza la zia Franca ed i miei cugini. Decidemmo quindi di percorrere questi altri 15-20 km per raggiungere Rivoltella, dove arrivammo verso le 14.00 abbastanza affamati e speranzosi di trovare almeno un panino.
Fortuna volle che domenica erano stati da loro i cugini di Roma ed era avanzata della torta di quelle tipo matrimoni. Ma siccome dopo il dolce ci vuole il salato, un bel panino con salame nostrano sparì all'istante. Infine due bei Pompelmi. Calmata la fame dopo un pausa di relax, partimmo con mio cugino Alberto per portare Cesare a vedere le famose “galline con gli occhiali” . Verso le 17.00 pensammo che era ora di tornare a Prevalle, la strada era abbastanza lunga e per buona parte in salita. Il tempo non prometteva niente di buono. La zia Franca ci diede 2000 lire dicendoci : “ Non si sa mai magari vi servisse qualcosa durante il viaggio..” Ringraziammo e partimmo. Arrivati verso Lonato (BS) arrivò il classico temporale estivo, dieci minuti d'acqua forte forte che ci costrinse a ripararci fortunatamente in un bar dove ci prendemmo due ghiaccioli. Placata la pioggia tornammo con calma a Prevalle. Imparammo a farci la minestra con sale e dado e.. che buona quando si ha fame.. Il giorno dopo scoprimmo quanto picchia il sole. Ci eravamo scottati , ma eravamo passati direttamente alla fase solletico. Ci facemmo dare dal vicino di casa del borotalco e passammo la giornata a mettercelo e rimettercelo. La sera invece dopo tutto questo riposo eravamo vispi e pronti per dare la caccia ai pipistrelli. Sì, perchè sotto la tettoia tra i legni ed i muri si annidavano i pipistrelli. Il gioco consisteva nello stare pronti, scopa in mano levata al cielo e quando partiva un pipistrello riuscire a colpirlo. Naturalmente il gioco serviva a scaricare solo energie in quanto il risultato era paragonabile a quello di mettere il sale sulla coda degli uccellini.
Quella notte arrivò uno dei più forti temporali che ricordi nella mia giovinezza.
Il brusio, cominciò a sentirsi arrivare da lontano, i borbottii erano sempre più vicini, sempre più vicini, sempre più vicini, quando un lampo a giorno seguito da un tuono che sembrava essersi scaricato proprio sopra la nostra testa, aprii i rubinetti del cielo e venne giù di tutto, acqua, grandine, vento. Pensai che se questo fosse successo quando eravamo in bici ce la saremmo vista molto male.
Per l'ultimo giorno pensammo di andare ad Odolo in Val Sabbia a trovare una sua zia e poi saremmo rientrati tutto in discesa tramite le Coste di S. Eusebio a Brescia .
Ma Odolo ha un bel dislivello rispetto a Prevalle. Risultato, la catena sul terzo rapporto si stirò al punto che non riusciva più a stare sui rapporti inferiori e tornati a Brescia dovetti cambiarla. Durante il viaggio di ritorno da Odolo, per la maggior parte in discesa (bisognava stare attenti a non far girare i pedali che altrimenti prendevano velocità) fummo anche qui colti da un violento acquazzone per il quale trovammo protezione sotto la tettoia di un capannone dell'A.N.A.S.
Rientrati a Brescia mi venne l'idea di provare ad acquistare la mia prima cera per auto, la tanto pubblicizzata Cera Rally della Johnson Wax.

1970

Immagine pubblicitaria della Cera Rally

La prima vettura sulla quale cadde l'esperimento fu la 500 di mia mamma. Dopo essere stata lavata a mano applicai la cera cercando di seguire fedelmente le istruzioni fornite. L'applicazione non fu agevolissima come presentata dalla pubblicità, però il risultato rispetto a 7 anni senza cera, ci fu, eccome. La prova del nove la ebbi quando un pomeriggio mentre eravamo fuori, beccammo il classico temporale. Rientrammo a casa e pensai che l' indomani mi sarei ritrovato nuovamente con la 500 sporca. Il mattino seguente recandomi in garage, trovai invece la sorpresa che la 500 era ancora pulita, come se qualcuno l'avesse asciugata. Invece era stata la cera che aveva fatto scorrere le gocce d'acqua che asciugandosi non avevano lasciato alone. Decisi allora, prima di partire per le vacanze classiche a Torre Pellice, di fare il trattamento anche alla Kadett. Il papà portò la Kadett a lavare, me la parcheggiò in garage (perchè non sapevo ancora guidare) e prese la 500 per andare a lavorare.
Devo dire che la Kadett per il colore metallizzato, le varie cromatura tra le quali le coppe ruote, mi dette molta più soddisfazione, anche se per la mole della vettura, la fatica fu doppia. Ricordo che la mattina del 2 Agosto alle 5 di mattina mentre aspettavamo che la mamma chiudesse casa per partire, diedi una spolverata di finitura alla vettura e rimirai il risultato ottenuto, oltre ad un velato profumo di nuovo che emanava la vettura. Un filmato dell'epoca in alcune veloci riprese, esprime il risultato ottenuto da questo mio primo trattamento.

1970

Quell'anno non avevamo trovato posto alla Foresteria e prenotammo all'Hotel Malan. Il signor Malan proprietario di una Fiat 128 Sl 1300 verde bottiglia sembrava uscito dalle figurine dei soldatini sabaudi, sia per il portamento che per i suoi baffetti da sparviero. Veniva anche lui personalmente a servire a tavola ed era famosa la sua richiesta :” Le fa piacere..” proponendo un bis dei piatti proposti, con il tipico accento piemontese. Interessante anche il fatto che l' Hotel era dotato di tavolo da ping pong attività della quale all'epoca sia io che mio fratello eravamo appassionati praticanti. Mentre un inconveniente stava nel fatto che l'Hotel non aveva un parcheggio interno e pertanto la Kadett venne parcheggiata sulla via esterna che era laterale alla Foresteria.

1970

Vi è da dire che nel 1974 Torre Pellice era una piccola oasi felice. Il pastore Deodato direttore della Foresteria, ci diceva sempre che si poteva lasciare le camere aperte che non toccava niente nessuno! L'Hotel Malan era proprio vicino alla casa che d'estate prendevano in affitto i nostri amici di Pegli (GE), i signori Molinari. Sotto la loro casa vi era una panchina e senza bisogno di appuntamenti il pomeriggio verso le 16.00 noi ci facevamo trovare su questa panchina, il signor Molinari veniva alla finestra e ci diceva : “Arriviamo” e da lì insieme ai suoi nipoti Riccardo ed il piccolo (allora) Fabrizio andavamo a fare un giro per il paese con la classica sosta per il gelato e una immancabile tappa al parco giochi. Ricordo che un pomeriggio ove erano venuti anche i signori Rampa , la signora Irma, passando di fianco alla nostra Kadett disse:
“Signor Carugati, ha cambiato la macchina ?” Mio padre rispose: “No, è mio figlio Carlo che l'ha preparata !” Ricevetti quindi i complimenti per il lavoro fatto e devo essere sincero, ero molto soddisfatto del lavoro fatto, anzi nella mia testolina, cominciavano a frullare delle idee su come avrei voluto tenere le mie auto nel futuro.
Tra gli aneddoti di queste ferie, una è rimasta storica e va raccontata. Una sera mio fratello decise di disertare la consueta passeggiata serale del dopo cena su Viale Dante, un viale pedonale che passava davanti alle ville e condomini di maggior pregio del paese e dove allora si poteva passeggiare in assoluta tranquillità. Oggi purtroppo mi si dice che se non si è in gruppo e dotati di armi di difesa è assolutamente sconsigliato..... Rientrati verso le 22.30, mi aspettavo di trovare la camera aperta ed invece mio fratello aveva chiuso la porta. Bussai, ri-bussai più forte, cominciai a chiamare mentre bussavo :”Raffaele...” Raffaele” . Niente, Morfeo aveva invitato mio fratello ad un sonno profondo. Dovetti ripiegare nel crearmi sul pavimento di camera dei miei un letto provvisorio. Alle due di notte, bussano alla porta: “Mamma, Carlo non è nel letto ...” Esclamò Raffaele. In quel mentre mia mamma spalancando la porta portò il chiarore sul sottoscritto, sdraiato sul pavimento , che non disse nulla, una vignetta senza parole avrebbero messo nei fumetti. Presi i miei “quattro stracci”, come si dice e andai nel mio letto.
Mentre eravamo in ferie, non solo noi, ma buona parte degli Italiani, i nostri bravi governanti vararono la ennesima stangata sugli automobilisti :
1^ La “Una Tantum”, fatta per realizzare velocemente 3.000 miliardi di lire, ritenuti sufficienti – secondo calcoli che alcuni esperti già definivano “viziati da eccessivo ottimismo” - a raddrizzare la pericolante barca della economia italiana del momento.
Tutte le vetture in circolazione ed anche quelle usate ferme nelle concessionarie, furono assoggettate ad una sovrattassa che variava in base agli hp della vettura:
Da o a 10 HP lire 6.000
Da 11 a 13 HP lire 15.000
Da 14 a 16 HP lire 30.000
Da 17 a 20 HP lire 50.000
Da 21 a 40 HP lire 200.000
Oltre i 40 HP L'ammontare del bollo

2^ La benzina da un giorno con l'altro passò a 300 lire al litro per la super. L'aumento di 40 lire al litro andava tutto allo stato sotto forma di sovrattassa.
3^ L' I.V.A per le vetture oltre i 2000 cmc passò dal 18% al 30 %
In merito a questo ultimo provvedimento, vi è da dire che se si intendeva colpire i pochi facoltosi che allora compravano vetture Italiane come Maserati, Ferrari, Lamborghini, in questa maniera si andarono a colpire anche vetture che stavano prendendo lentamente piede, come le vetture diesel, lanciate all'epoca per poter offrire un minor costo di esercizio e che al momento avevano tutte cilindrata oltre 2.000 anche se di poco, vedi Opel Rekord che era un 2100 di cilindrata. E comunque si diede un forte stop allo sviluppo della cilindrata media che in Europa era di 1500 cmc ed invece in italia era ferma a 1000-1100 cmc.
Ecco così che gli italiani dovevano fare i conti con delle nuove sovrattasse, che per alcuni significò anche decidere di cambiare l'auto, auto che ormai non aveva più mercato, perchè nessuno era interessato in quel momento a comprare una vettura che costava più di tasse che di valore, e molte belle vetture vennero all'epoca radiate dal proprietario, magari poi conservando la vettura in qualche garage o deposito.
Le aziende automobilistiche si trovarono costrette invece, in tutta fretta a cambiare progetti o addirittura ad annullare progetti di auto di un certo livello e dove possibile a trovare di modificare i motori al fine di poter proporre vetture con cilindrata entro i 2000 cmc.
Il 1° Ottobre 1974 entravo in terza media. Notai subito due novità automobilistiche dei miei professori. Il professor Samuelli aveva sostuituita la 850 con una Fiat 128 2 porte bianca con l' interno misto, fintapelle nera sui fianchetti e tessuto rosso centrale.
Due accessori per la sicurezza importanti: Poggiatesta originali (quindi montati in fabbrica) e cinture di sicurezza anteriori. L'altra novità era la Regent 1300 verde del professor Rubagotti che andava a sostituire la Rekord 1700.

1970

Immagine della Regent 1300 – 1500 L che si distingueva per il tetto in vinile

La Regent assemblata dalla Innocenti era la versione Italiana della Austin Leyland Allegro britannica. La Allegro riscuoteva un buon successo in Gran Bretagna ma in Italia non riuscì a sfondare. Le furono fatali la linea, forse in contrasto col design di linee tese e pulite degli anni ’70. Addirittura venne adottato un volante quadrato per la Regent (come già era stato per la Allegro) ma forse anche questo osare troppo non fu capito dal pubblico attento più alla sostanza che alla forma. Le motorizzazioni erano il 1275 depotenziato adottato anche dalla Mini Cooper e un 1500. Le prestazioni solo discrete e un prezzo di acquisto abbastanza alto ne decretarono il flop commerciale. Fu prodotta solo dal 1974 al 1975.
Queste novità, mi convinsero di una cosa. Poteva aumentare la benzina, poteva aumentare il costo delle automobili, potevano sovra tassare queste, ma gli Italiani, popolo di santi, navigatori e poeti, era anche un popolo di automobilisti che sapeva adattarsi e risorgere dopo le mazzate, e che sebbene con tempi di evoluzione più lenta rispetto ad altri paesi europei non avrebbero mai rinunciato all'automobile.

Carlo Carugati

Continua...

 
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