Storie di auto e di famiglia... "dalle fiat 1100 alle Opel kadett" i racconti e le memorie di Carlo Carugati ripercorrono periodi e costumi dal 1955 agli anni 80... il 1985
 
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Dalle Fiat 1100 alle Opel Kadett storia d’auto e di famiglia
Cap. 6 Il 1985

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Maserati Biturbo

Sono passati trent ’anni dall’inizio della nostra storia, ventiquattro dalla mia nascita ed inevitabilmente i panorami sono cambiati, le prospettive pure e seguendo il filone automobilistico della nostra storia dobbiamo inevitabilmente separare alcuni percorsi, che riprenderemo in determinati momenti, ma dal 1985 seguiremo la singola storia delle new entry principali dell’anno. Ecco perché questa puntata è dedicata alla Maserati Biturbo.
Ma seguiamo come sempre gli eventi. Nel mese di gennaio la Kadett C, che era diventata la mia vettura personale, era in splendida forma.  Preparata di carrozzeria, sostituita la pompa dell’acqua, cominciava ad avere la frizione che denunciava i suoi 98.000 km, ma non strappava né slittava.  Come Opel aziendale avevo una Corsa  A 1.0 luxus 3p  4 marce, una delle prime, bianca, interni rossi, del fine 1982.  In quel mese di gennaio una forte ondata di gelo si abbatté sull’Italia. A Molinella, nel bolognese, si toccarono i -29°C il 12 gennaio, e a Firenze i -23°C. A cesellare questa situazione l’ondata si chiuse con la famosa “nevicata del secolo” in val padana, dove a Milano e a Brescia il 16 gennaio, una nevicata senza precedenti depositò un manto nevoso fino a circa 70 cm.

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Vista sud – ovest di via Corsica dal balcone
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Vista sud ovest con in primo piano la vecchia cascina
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Vista nord di via Corsica dalla finestra del salotto. Sulla sinistra i capannoni della Delta- Besenzoni
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Sotto la bufera di Neve !

In quei giorni, appena percorribili le strade,  trovai di vendere la Corsa 1.0 ad un cliente della franciacorta.  Quella sera dovevamo andare al Cinema teatro Colonna per le prove del nuovo spettacolo di Costanzo Gatta: “ L’Histoire du Soldat “ di Igor Stravinsky, uno spettacolo di un atto di 50 minuti ove per la prima volta sia Francesca che io eravamo comparse sul palcoscenico.   Nello svincolo di uscita per andare al teatro, la macchina davanti a noi rallenta, rallenta, rallenta, si ferma… Inchiodo. Sento dietro a me: Tumpt- Tumpt – Tumpt.  Il nostro non avveduto guidatore davanti a noi, che si era fermato per far scendere un amico, aveva fatto  “infilare” quattro auto. Quando scesi dalla Corsa e vidi che la vettura posteriormente era intera ed era appena rientrato il paraurti posteriore nello spigolo dx, gridai al miracolo. La Fiat Ritmo dietro a noi sembrava anch’essa quasi a posto.  La situazione era tragica dietro, ove una Talbot Solara si era accorciata sia davanti che dietro.  Artefice del filotto un carrozziere di Collebeato che conoscevo e che per quanto mi riguarda mi disse di passare da lui per tirar fuori il paraurti e la cosa per me si chiuse lì.
Arrivati quindi in ritardo, ma non ultimi, Costanzo mi chiese se potevo procurargli una vettura per Milano.  All’epoca Costanzo Gatta era Caporedattore del quotidiano La Notte. Tutti i giorni della settimana prendeva il treno delle 04.00 per Milano ed alle 5 prendeva l’auto che lasciava in stazione per fare i pochi ma lo stesso lunghi km, che separavano la stazione dalla Redazione del quotidiano.  La NSU Prinz che teneva allo scopo, l’aveva lasciato a piedi ed aveva necessità di trovare un mezzo che costasse poco sia come acquisto che come bollo ed assicurazione e che soprattutto partisse senza problemi con qualsiasi tempo.  Gli trovai così una Opel Kadett B 4 porte SE azzurra del 1971, unico proprietario, 137.000 km, non perfetta di estetica, ma con un bel tagliando soprattutto nella parte elettrica, plastiche fanali nuove anteriori e posteriori, consegnata con una bella pulizia esterna-interna e motore, era sicuramente dignitosa ed estremamente valida per il servizio che porterà avanti con onore fino al 1989.  Dopo questa prima vettura, Costanzo ebbe un’altra esigenza. La sua Peugeot 504 berlina benzina del 1971 era stata richiamata alla revisione periodica, solo che presentava una situazione di documenti critica.  La vettura riportava sui documenti la presenza dell’impianto a gpl, impianto che era presente, scaduto e scollegato.  In più non era mai stata pagata la sovrattassa per il gpl. Si valutò che, tra multe, costi di ripristino, ecc., valeva la pena di far radiare la vettura. A questo punto Costanzo aveva bisogno di una vettura per Brescia. Non so come mi venne l’idea, ma gli proposi di dargli la mia Kadett.  La proposta era calzata sull’amico Costanzo che era sempre impegnato tra Milano – Brescia, il teatro.  L’offerta comprendeva non solo la vettura, non solo la lucidatura estiva per i primi due anni, ma anche il servizio di gestione della manutenzione a pagamento della vettura, lasciandogli solo il “piacere della guida”.  La presentazione della vettura si ebbe in occasione di una cena conviviale alla  Trattoria Bresciana, davanti al classico spiedo e nella quale, per euforia ed amicizia, gli proposi anche di mettergli la frizione nuova.  Mi occupai di tutto, portandogliela a casa guidata da mio padre , che la guidò così per l’ultima volta.  Rimasi così per la prima ed unica volta in vita mia, con la sola auto aziendale che nel frattempo era diventata una Corsa A 1.2 TR luxus bianca con l’interno verde.  Non esprimo giudizi sull’estetica, ma vivi apprezzamenti per il motore 1.2 ohc ad albero a camme in testa con punterie idrauliche, un motore elastico, silenzioso e parsimonioso.  Sebbene avrei potuto vivere, dal punto di vista umano, solo con la vettura aziendale, dal punto di vista passionale,  la mia testa continuava ad elaborare la possibilità di poter prendere una Maserati Biturbo.  Arrivai anche a mettere di mezzo il procuratore della nostra filiale, in quanto sembrava si stesse per aprire, come Saigarage, a Genova,  un salone Maserati.  L’offerta che mi venne fatta per un Biturbo, nuovo, di colore acquamarina, a 26.000.000 di lire, era estremamente valida, ma erano i 26.000.000 che erano tanti.  Un giorno, il mio amico della Valtrompia, quello che, ricorderete,  mi aveva fatto provare per la prima volta  il Biturbo, mi informa che un’ azienda sua cliente sta per dare in permuta un Biturbo Dark Smoky quartz del settembre 1983 in quanto ritirano la nuova Biturbo 425 che come quattroporte è sicuramente più comoda come vettura di rappresentanza.  Il valore di ritiro era di 20.000.000 di lire contro un valore commerciale di vendita di 23.000.000.  Fortuna volle che proprio in quel periodo avevo allacciato  i rapporti con il direttore della filiale vicina al salone dell’allora COMIT ( che diventerà Banca Commerciale Italiana), che proponeva un finanziamento ad un tasso che reputai, per l’epoca, onesto  ed inoltre con i primi addebiti RID in conto corrente, pratica che ritenni moderna ed estremamente valida.  Provata la vettura con il capofficina della Golden Car Mauro Bianchini, che sarà poi il mio meccanico di fiducia e di seguito amico, decisi che “quello era il momento”.  Oggi vi è uno slogan delle donne che ben calza al riguardo : “Se non ora quando ?”. Per cui, reinvestendo i soldi presi dall’ Ascona,  quelli della Kadett, finanziando la differenza, mi ritrovai, con la benedizione della moglie ( non piovve in quanto aveva già nevicato in abbondanza ed in anticipo ), a realizzare a 24 anni il mio sogno nel cassetto.  Prima della messa in strada feci montare sempre dalla Sael, come per l’Ascona, antifurto Gemini, chiusura centralizzata collegata con il telecomando e, visto che la vettura montava già 4 altoparlanti ed antenna elettrica,  radio con mangianastri.  Ritirai la vettura dal laboratorio dell’amico Massimo nel primo pomeriggio di un sabato primaverile con vento e qualche goccia d’acqua.  Ma per la prima volta non ci feci caso. Ero troppo entusiasta. Ci sarebbe stato tempo per prepararla come da manuale.

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La prima uscita fu a Gardone Riviera.  Ancora oggi rammento l’emozione di questa vettura che si guida come una motocicletta.  Perché renda al meglio non bisogna far scendere i giri del motore sotto i 2000. Inoltre bisogna saper prendere dimestichezza con il cambio in particolare per la cambiata prima – seconda, in quanto, come tutti gli ZF la prima è in parte alla terza, verso il pilota, e la seconda è dove normalmente c’è la prima.  Altra cosa importante era seguire la corretta sequenza per l’accensione a freddo della vettura.  Non seguirla significava rischiare di ingolfare la vettura.
Più avanti questo problema verrà risolto mettendo una pompa elettrica della benzina. Per il resto, la potenza di 184 cv e il motore 6 cilindri danno soddisfazione. Bisognava solo ricordarsi in fase di sorpasso che era un attimo arrivare nel …… della macchina che ci precedeva.
In quel periodo, grazie alla disponibilità del capo vendite e del procuratore di filiale, mi specializzai nella vendita delle Kadett C. La direzione mi diede carta bianca ed io mi preoccupai di preparare come da mio standard le Kadett C che entravano. Riuscii così a vendere le Kadett C ad amici e conoscenti anche in altre regioni d’Italia. Clienti che acquistavano vetture ad un prezzo leggermente più alto del mercato ma preparate esteticamente e tecnicamente in maniera ineccepibile.

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Il 7 aprile, Pasqua, consueta puntata all’Aprica a trovare la zia Franca, lo zio Luciano e .. la Delta, che però non vidi in quanto mi dissero che era sporca in condizioni di non presentabilità.  La zia Franca azzardò previsione, sbagliando, che avrei tenuto il Biturbo per al massimo tre anni.  Dall’altra parte devo dire che nel frattempo la Biturbo prese desinenza femminile in quanto venne ribattezzata “la principessa” e venne sempre utilizzata, direi ancora più che con le precedenti vetture, come oggi si utilizza una storica, ossia con uno sguardo alle previsioni del meteo da un lato e dall’altra con un occhio alle località o luoghi ove si sarebbe dovuto lasciarla.  Infatti, quando a maggio del 1985 si decise, in concomitanza del secondo anniversario di matrimonio, di fare una settimana a Firenze, non andammo con la Biturbo, bensì con la vettura aziendale ricevuta, che era una parsimoniosa Kadett D 4 porte luxus di colore Mocca Brown.  Questa vettura, che andava benissimo, la rivendetti appena rientrato da Firenze ad un investigatore privato che mi lasciò a piedi dal mattino al pomeriggio, tanto che ricordo che quella sera andai a casa con una bella R4 TL rossa con la capottina in tela.  
In quella tarda primavera, voglio anche ricordare la improvvisa volata a Lazzate (MB) con la Biturbo per   i funerali della Zia Giacomina, sorella del mio nonno paterno Carlo. Zia Giacomina  ricorderete, era quella che ogni volta che mio padre andava a trovarla gli diceva : << Ti te ghet fat i danè  >>.  Passammo anche a trovare lo zio Luigi ( fratello di mio papà ) con le sue sempre belle auto : la Fiat 1100 R blu ed il Fiat 600 T pulmino rosso, che cominciavano ad avere 17 anni.
Ci fu poi nel Veneto la presentazione  delle Corsa a 4 e 5 porte.  Il capo vendite propose di andare con la Biturbo, ma il nostro capo ci sconsigliò la cosa perché “ si rischiava che ci avrebbero tolto il mandato Opel “.
Andammo allora con la Kadett E GLS 16 D 5 porte amaranto del capo vendite. Il 30 giugno presentai anche a Costanzo la Biturbo con la quale andammo in compagnia a visitare il parco della Sicurtà di Valeggio sul Mincio. Al ritorno sul tratto Peschiera – Brescia testammo i 200 km/h della Biturbo.
 E venne il periodo delle ferie. Per la prima volta zia Franca, zio Luciano, Delta e cugini vennero con noi a Rivazzurra di Rimini  all’ormai storica pensione “ Il Villino “.  Non rammento per quale ragione, ma quell’anno mio fratello e mia mamma andarono qualche giorno prima a Rivazzurra con la Kadett A. Mio padre arrivò poi con l’Ascona.  Insomma, alla fine, nel cortile del Villino ( e mi dispiace di non aver pensato che quella sarebbe stata una foto storica da fare)  vi erano tutte le mie auto dal principio : Delta, Kadett A, Ascona e Biturbo. 
Tornati dalle ferie al mare, dopo che avevo venduto velocemente un paio di Rekord Diesel, essendoci poche Opel in casa nell’usato, mi affidarono la Kadett E 1.6 D GL bianca che era stata immatricolata a gennaio, vettura anch’essa affidabile e parsimoniosa.  Venduta anche questa, il nostro capo mi diede la Rekord E D 2.0 Caravan del 1978 con motore revisionato di colore ocra, che aveva utilizzato per andare in ferie in Grecia. L’auto andava benissimo tranne per l’inserimento della 3^ che se non facevi la doppietta non entrava.
Nell’agosto del 1985 venne anche approvata dalla Camera e fu poi ratificata dal Senato la proposta di Legge che prevedeva, per gli acquisti di vetture da parte di diversamente abili ( allora semplicemente invalidi ), l’abbattimento dell’I.V.A dal 18 al 2%.   Tra i primi acquirenti ad usufruire di questa agevolazione una signora che aveva acquistato nel 1978 una Kadett C 1,2 S “Berlina” automatica di colore zapphir blu. Al suo posto prese una Kadett E GL 1.3 5p amaranto sempre automatica.  Per la Kadett C l’officina autorizzata Braga mi mandò uno dei portieri dell’Ospedale Civile di Brescia, che aveva un Fiat 1100 Special del 1962 azzurro cenere con modifica saxomat alla leva del cambio per il disinnesto della frizione. La vettura, telaio 1000393 e targata BS 111238 era un fine produzione, prima del lancio del Fiat 1100 D. La  103 G motore 103 H era da riverniciare di carrozzeria, cromature da sostituire, l’interno conservato decente ed il motore che sembrava ancora avere grinta.  La vettura dove in origine aver montato la classica autoradio voxon che veniva messa al posto del cassetto portaoggetti. Lo confermava il buco con tappo sul parafango anteriore destro e lo sportello del cassetto portaoggetti che pareva originale ma blu scuro 456. In considerazione che una vettura in quelle condizioni all’epoca veniva avviata alla demolizione, chiesi al mio capo se potevo tenerla per restaurarla.  Non ci furono obiezioni da parte sua, tanto che mi feci firmare una procura a vendere a mio nome in attesa di perfezionare il passaggio a vettura restaurata.  Questa fu la mia prima Fiat 1100 che acquistai.  La prima cosa che feci fare fu quella di togliere il servomeccanismo.  Mentre era in officina, capitò che mio cognato aveva bisogno di una vettura, in attesa che gli consegnassi la Corsa nuova.  Così gli proposi di usare la Fiat 1100.  Fece l’assicurazione e la usò regolarmente per due giorni.  Poi, forse a causa del freddo, la batteria dichiarò forfait e la vettura, fatta partire con i cavi, la riportai giù nel piazzale della ditta, in attesa di restauro.
In settembre si tenne anche la nuova edizione della vetrina dell’auto in Piazza della Vittoria a Brescia.  I vari concessionari esponevano le ultime novità nel salotto buono della città.  Anche noi naturalmente eravamo presenti e tra le vetture visibili, esponevamo la versione più lussuosa e completa della Corsa TR quattroporte la 1.2 GLS nella colorazione cosmo blu ( il blu scuro presidenziale ).  Tutto scorreva secondo copione, quando un giovane di un gruppo, passando davanti alla vettura esclamò : << Guarda che cesso di auto che hanno portato in fiera >>.  Il capo vendite non aspettò molto per replicargli : << Abbiamo portato in piazza un cesso perché abbiamo sentito che stava arrivando uno stronzo !>> Scusatemi, non so voi, ma io a distanza di anni sto ancora ridendo!!!!
Quell’inverno resterà nella mia memoria per la ricerca di ricambi per la Fiat 1100 Special.  Dovete pensare che Ruoteclassiche non era ancora nato, non c’era internet, non sapevo che ci potessero essere Mostre Scambio.  La mia ricerca fu quella di far passare Concessionari Fiat e ricambisti per vedere cosa offriva il mercato locale. Negli storici Concessionari Fiat che all’epoca c’erano ancora,  non trovai nulla tranne, grazie al Capofficina della più antica Concessionaria Fiat di Brescia in viale Venezia ( dove parte la Mille Miglia ), il manuale di revisione per le officine.  Invece da un ricambista trovai il figlio che mi disse : <<Vieni con me che vediamo ..>> Passammo attraverso un cortiletto che portava in un caseggiato su più piani e udite udite era pieno di ricambi cromati : paraurti, mascherine.  Trovai così : la mascherina completa  anteriore; i paraurti e rostri anteriori e posteriori; quattro maniglie cromate e, da un catalogo, potei ancora ordinare  la scritta Fiat 1100 posteriore.  Da un ricambista di materiale elettrico trovai invece i complessivi fari anteriori e posteriori.  Alla fine avevo la stanza guardaroba piena di ricambi.  Andai anche con mio suocero a girare alcuni demolitori, trovando alcune Fiat 1100 D e H e recuperando:  un pneumatico nuovo con la fascia bianca; un set di ricambi puntine che erano di scorta nel baule; il servocomando delle trombe con la scritta Fiat 103 H; il ripiano di rivestimento della ruota di scorta di un 103 H.
Avevo quindi pronto quasi tutto il materiale per il restauro della mia prima Fiat 1100.
Il 1986 avrebbe avuto quindi una new entry ? 

Carlo Carugati

Continua..

 
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