Storia della kadett della famiglia Capestrani giunta dopo 35 al momento della separazione. Questa lettera è il giusto tributo che Ivana scrive prima di salutarla
 
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"Storie e racconti ,,
 
Nel mezzo del cammin di nostra vita
la kadett si ritrovò in strada
di Ivana Capestrani
 
Triste destino per la vettura che per ben 35 anni ha con onore accompagnato la famiglia Capestrani nei suoi viaggi durante le vacanze estive.
Ben due se non tre le generazioni che si sono patentate e preso pratica con lei, ovvero io e mio fratello, facendone il nostro destriero nelle scorribande serali.
Destriero si, ma anche mulo! Perché con l’opzionale “portapacchi” è riuscita a caricarsi frigorifero, poltrone e vari elementi d’arredo destinati alla casetta di Goriano Valli (ridente paesino tra le montagne della provincia dell’Aquila), meta turistica obbligata da quando si era bambini.
Aaahh! la kadett, solo a nominarla mi riempie il cuore, l’auto degli amori e delle occasioni mancate, vano ogni tentativo di creare profumate atmosfere, non c’è fragranza che tenga, l’odore della plastica similpelle dura veramente tutta una vita.
Impossibile quindi finalizzarla a serate effusive, tre ore per abbassare i sedili e quattro ore per tirarli su.
Così si preferiva parlare, quante chiacchiere in kadett! Confidenze, gossip sulle amiche e strategie di conquiste spesso fallimentari copiate da pellicole cinematografiche che ci improvvisavano registi di storie inarrivabili.
Sono passati ormai 35 anni, quante cose sono cambiate, noi in special modo, il tempo lascia i suoi segni nei volti di coloro, che con una smorfia nostalgica chiudono gli occhi e rivivono per un attimo quei viaggi, dove a me spettava il privilegiatissimo posto dietro tra la mamma e la nonna, due fisici da lottatori di Sumo, mentre a mio fratello il compito di gestire lo stereo portatile a pile col lettore audiocassette dal nastro spesso arricciato a storpiare le voci dei cantanti meteore di quegli anni.
I segni del “tempo” si sono fatti sentire anche su di lei, nel vero senso del termine, colpevole il meteo di una grandinata (di cui mi sfugge l’anno), che ha deturpato la sua carrozzeria facendo di lei una kadett a pois….fortunato chi ce l’ha …diceva Mina in una sua famosa canzone.
Se Poseidone avesse una vettura, sceglierebbe certamente una kadett, il caronte degli abissi, e non perché è una bagnarola, ma perché ha il baule grande quanto una piscina olimpionica.
Dalla kadett non si pretendeva nulla, alle auto moderne si chiede l’impossibile.
Mi fa sorridere vedere i nipotini, Davide e Lorenzo restare basiti di fronte alla costante attenzione che il nonno presta ad una macchina che loro stessi, abituati a dare un nome ad ogni cosa, hanno rinominato "IL FERRO".
Finita in strada e sostituita dai ruggenti motori di nuova generazione, eccola qui in vendita sui siti ufficiali, dove a volte qualcuno si diverte a proporre scambi in permuta con frullatori considerati di ugual valore. Difficile sarà per me il momento in cui dovrò dirle addio, tra singhiozzanti lacrime, consegnerò un pezzo della mia vita nelle mani di uno sconosciuto che le riserverà chissà quale destino. La scelta è difficile ma ahimè obbligata, l’unica cosa che posso sperare è che continui a vivere nel suo abitino color amaranto metallizzato e che faccia bella mostra di se, con un dovuto restauro, per le vie cittadine annunziando il suo arrivo con l’inconfondibile e a noi familiare clakson: Muuuuu! Muuuuu!.

 

 
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