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"Storie e racconti ,,
 
Lettera alla "mia" kadett
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di Stefano Ferrari
Verona, 30 maggio 2010...
Cara Kadett, “come stai?” mi verrebbe da chiederti. Inutile chiedertelo: si aprirebbe ancora una ferita, un tempo andato forse mai passato, una speranza non riuscita.
Cara Kadett, ti ricordi quando comparisti “in famiglia”? Era il 1990, avevo 5 anni, mi ricordo che stavo giocando con un modellino nell’ingresso, quando sentii lo zio parlare con papà e Michele (mio fratello) di questo nuovo acquisto, fatto per sopperire la più anziana e ormai mitica Kadett “bianca” (era il modello B Caravan, 5 porte, acquistata nuova nel 1970): un’auto comprata dopo il matrimonio degli zii, la prima auto (e fin’ora l’unica) comprata nuova da loro. Il venditore gli aveva detto di fare un primo periodo di riposo per far fare un buon rodaggio al motore, ma lo zio mica lo fece: il primo viaggio fu Verona – Borgo San Dalmazzo (Cuneo) per portare mobili ed elettrodomestici nella nuova casa dei miei genitori. Così, in compagnia della Zia Rina, caricò la Nuova Kadett (B Caravan) bianca di tutto e di più: frigorifero (contenente ovviamente altri oggetti, mica vuoto!!!), piatti, fornello, tavolo (sopra la cappotta), sedie, ecc … Tutto ciò che serve in una nuova casa ad una giovane coppia appena sposata! Ovviamente con l’incredibile potenza del mitico 1.1 ad aste e bilancieri Opel, nuovo, pulito e fresco come non sarebbe stato mai. Certo, come primo viaggio, non fu proprio il massimo: il rodaggio, fu solo un’idea fantasiosa del venditore, qualche strana idea balzana scaturita da chissà mai quale folle pensiero. Ad ogni modo, durò i suoi bei 20 anni. E tu, Cara Kadett (D Caravan), dovevi esserne la fiera sostituta, essere come lei, ed anche meglio: un compito arduo!
Ma, se per gli altri quella fu un’auto gloriosa, per me era solo un’auto, in quanto la passione per Voi auto, Cara la mia Kadett, non arrivò con lei, ma con te! Mia Cara, ti ricordi? Sentii lo zio annunciare il nuovo acquisto: “L’altra l’ho rottamata, me l’hanno sfasciata proprio in corte. E il giorno prima m’era arrivata questa! L’ho comprata da un rappresentante, me l’ha venduta con un buon prezzo. E sa fare i 160 km/h eh, e come niente!”. Io quella volta non ti vidi, però in qualcosa già mi facevi tenerezza: “E’ robusta, è grande, c’è spazio per tutti, come con l’altra”. E subito dopo che gli zii andarono, mio fratello (alfista, per giunta) “Si, ma è vecchia ormai. Le solite Opel: sono solo dei gran muli” e il vecchio (mio padre) annuire. Forse saranno stati proprio questi commenti a lasciarmi perplesso e magari a spingermi nel verificare se ciò che dicevano era vero. La cosa bella, è che lo zio parlava di te come fossi stata un bolide, chissà mai quale supercar, gli altri due non dicevano nulla, ma poi gli ridacchiavano alle spalle; fatto sta che mi “avvicinai” a te.
Poi ti vidi a casa dello zio: subito non mi facesti una gran impressione. Da bambino cinquenne amante dei colori vivaci, non capivo se il tuo era un blu scolorito o azzurro scuro. Nel tuo baule, immenso come la superbia stolta di certa gente, c’erano già le pesanti coperte, “solite” dello zio e gli attrezzi del suo lavoro. Mi piacquero subito e molto i tuoi sedili: com’erano buffi con quel tessuto spugnoso che mi fece subito credere, nella mia fantasia, che per realizzarli avessero tosato delle pecore nere! Inoltre, mi ricordavano la capigliatura di certi cantanti rock aventi capelli ricci e nerissimi.
E poi quel soffitto, bianco, tutto pieno di puntini (traforato) che mi fece chiedere se quando avesse piovuto non sarebbe penetrata acqua all’interno dell’abitacolo. Poi ti vidi al lavoro: lo zio abbatté lo schienale e subito ci caricò un freezer ed una lavatrice da portare a due clienti. Poi, dopo un’oretta, tornò con un’altra lavatrice da riparare, la scaricò e la portò in cantina. Arrivò mia zia che ti “rubò” per accompagnare mia cugina Nadia da qualche parte. Tornò pure lei e lo zio ti caricò di non ricordo più cosa per portarla ad un cliente. E così venne sera. E dopo cena, vestiti di tutto punto, li portasti a ballare. Era un iter che negli anni si rilevò piuttosto normale, servivi quotidianamente la famiglia sia per gli impegni lavorativi, che quelli famigliari legati al tempo libero e gli hobby, portando spesso a spasso anche amici e conoscenti.
Così solcavi l’asfalto di strade asfaltate, sterrate, di pianura, di mare, di montagna, tra i 35 gradi estivi e il sottozero invernale, tra le betulle che perdevano le foglie in autunno e i ciliegi carichi di frutta la primavera. Il tutto accompagnato da quella musica, la musica che scaturiva dal tuo motore, il suono di un motore semplice purtroppo oggi scomparso, simpatico perché mi ricordava qualcos’altro nella mia fantasiosa fanciullezza! E poi mi seducesti ancora di più: una volta mi capitò di vedere lo zio avvicinarti il compressore alla fiancata posteriore, aprì il portellone e immediatamente immaginai che volesse caricarlo. Ma poi lo vidi piegato a cercare (forse) qualcosa all’interno del baule, prendere la “pistola” del compressore e iniziare a soffiarci dentro. Immediatamente pensai che fosse un modo, piuttosto strano, di pulire l’abitacolo dalla polvere, ma ti vidi alzarti su te stessa: che cosa strana!!! Mi avvicinai incuriosito e lo zio mi spiegò che stava “soffiando” dentro le tue sospensioni posteriori per alzarti prima di caricarti forti pesi!! Incredibile, mai visto nulla di così strano! Infatti poi caricò degli elettrodomestici e ti abbassasti sotto il loro peso. Mi facesti simpatia, perché ormai, anche se “un nuovo acquisto”, avevi comunque già la tua bella età (stava per arrivare l’Astra, e la longeva Kadett E stava per uscire di produzione), dieci anni almeno, forse undici, ma continuavi a fare il tuo pesante lavoro, trasportando lavatrici, frigoriferi, fornelli, … Dalla mattina alla sera, spesso fino a notte, eppure non ti lamentavi mai!
E la domenica, altro che giorno di riposo, facevi gli straordinari portando la famiglia a spasso (come se durante la settimana stessero a casa!). Eppure non ti lamentavi mai. Ti guardavo, così, mi sembra ancora di vederti, quell’aria un po’ triste, sporca, umile, semplice. E mi stavi simpatica. Io che avevo una gran voglia di viaggiare, io che volevo che qualcuno mi portasse in Germania, in Austria, in Svizzera, sui passi dolomitici … E avevo bisogno di un’amica, un’amica fidata che mi portasse ovunque: tu ormai eri un’esperta dell’Italia, Sardegna inclusa (quante volte li portasti fin là, guidata dalla Zia Rina, che puntualmente quando cambiata dalla prima alla seconda “grattava”??). A volte guardandoti ti dicevo “Dai, resisti, che quando sono grande e avrò la patente ti comprerò e ce ne andremmo insieme via”
E così passarono gli anni, con la mia segreta, ma poi nemmeno troppo segreta, speranza che un giorno saresti stata mia. Anzi, ormai la mia era proprio una certezza! E nel frattempo gioivo tutte le volte che c’era da andare dagli zii “Pierini” perché almeno ti avrei vista, sarei salito al posto di guida (cosa che ho sempre fatto, ricordi, cara Kadett?) e con la mia solita fantasia ti avrei “guidato” per chilometri e chilometri, facendo puntualmente bloccare lo sterzo e inchiodare il pedale del freno, segno innegabile che un certo “garibaldi” (così mi chiamavano da bambino) era, evidentemente, passato da quell’auto ferma fuori casa!
E poi, che gioia ai matrimoni, funerali (dove ero sempre l’unico ad essere felice) di qualche parente più o meno prossimo: una scusa in più per vederti e viaggiare con te, in te: mai una volta infatti, che fossi restato in auto con mamma e papà! Anzi, se qualcuno mi fosse stato d’intralcio, avrei trovato il solito pretesto del “facciamo cambio macchina?? Io vengo qui e tu vai con mia mamma e mio papà”, scusa dal significato fin troppo chiaro per dire “Devo stare con la mia Kadett, togliti dai …”. Rituale che si ripeteva puntualmente quando entrambe le famiglie facevano qualche gita insieme (Grappa, Alto Adige, Trentino, …) ricordi, Cara Kadett?? E come rimanevo affascinato dalla tua “forza omicida”: vederti a fine giornata, magari dopo quei 200/300 km fatti, con il tuo muso pieno zeppo di mosche, moscerini, zanzare, api, … Le loro carcasse morte spiaccicate al tuo cofano, sui tuo fari, … le tracce di sangue che davano al tuo colore blu una traccia di simil rosso, tipo rosato visto da lontano: la forza della Kadett, la “mia” Kadett e del suo motore, il suo “potente” motore, il mitico 1.2S, unità da ben 60cv in luogo del più semplice 1.2N (non importato in Italia) da soli 53cv … E il tutto condito dalla solita promessa: “Dai, resisti, che quando sono grande e avrò la patente ti comprerò e ce ne andremmo insieme via” !!!
Poi arrivò quel maggio del 1997, avevo 12 anni, e finalmente papà si decise a cambiare la nostra 127 di 16 anni con un’auto nuova e, visto che ormai non ne poteva più delle mie insistenze, lui patriota italiano che più in là della Fiat (nonostante tutto) non vedeva (e non vede), fu praticamente costretto a comprare Opel per farmi cessare tutte le mie suppliche e darmi “il contentino” affinché lo lasciassi un po’ in pace. Così in quel maggio del 1997 ordinammo la famosa Corsa, quella che io ho sempre chiamato “Bimba” - non esserne gelosa, tu rimarrai sempre la mia prima Opel che ho amato, e poi … In questi 12 anni Bimba non ha mai ucciso così tanti insetti come te in un solo mese!!! Inoltre, te sei stata strachilometrata, sei stata usata prima da un rappresentante e poi da un commerciante (trasportatore), sei stata massacrata per anni e anni, e nonostante questo sei durata a lungo, molto a lungo! Inoltre, rispetto a Corsa sei anche molto più magra nonostante le dimensioni maggiori: 840 kg e 4.20 metri di lunghezza contro i 950 kg e 3.74 metri della finto magra Bimba!!
La ordinammo e finalmente il mio progetto segreto si stava per realizzare (credevo): presto ti avrei portato una sorellina, molto più moderna di te (quasi vent’anni di differenza): intanto mi sarebbe bastata lei, poi, una volta grande, ti avrei comprato dallo zio e ti avrei guidato per sempre io!!
Ciò che non sapevo, e me lo disse la zia l’indomani del contratto, è che le cose non sarebbero mai andate così. Neanche a farlo apposta, con mia enorme delusione e frustrazione, quando dissi alla zia che papà aveva cambiato auto e che da lì ad un paio di mesi sarebbe arrivata la nuova, che per giunta era una Opel (finalmente!!!) e che poi ci saremmo fatti tante belle gite insieme scattando tante belle foto con le quali mi sarei poi addobbato la casa, la zia rispose piuttosto dispiaciuta che il giorno seguente sarebbero venuti a prendere la Kadett, poiché mio fratello (l’alfista) durante l’ultima revisione ha notato che sarebbero potute sorgere delle pecche burocratiche e visto che ormai la Kadett aveva anche una certa età -18 o 19 anni- sarebbe stato meglio disfarsene, che ormai secondo loro il gioco non sarebbe più valso la pena: l’auto andava, ma per quanto ancora? E poi, mia cugina voleva un’auto più moderna per uscire con gli amici/che e volevano qualcosa che consumasse meno, visto che la Kadett era a benzina. Inoltre per il lavoro lo zio aveva comprato già da un anno un Fiorino usato diesel. Insomma, a livello economico e pratico ormai tu, Cara Kadett, eri di troppo, costavi (assicurazione, bollo) e usarti non era più conveniente, infatti da qualche mese eri spesso ferma. Occupavi solo del posto per niente. Così, cara Kadett, alla mattina di quel giorno ti avevano spogliato di ogni cosa al tuo interno,
quelle piccole cose che ancora erano dentro di te, perché tante(coperte copri bagagli, cassette degli attrezzi, copri volante in pelle rispetto ad uno orrendo di spugna temporaneo, …) le avevano già prese tempo prima. A me, visto che proprio per fatalità capitai quel pomeriggio e che la mattina dopo sarebbero venuti a prenderti per portarti alla tua ingloriosissima fine, l’”onore” di fotografarti per l’ultima volta “tanto per finire il rullino e portarlo a sviluppare” fu la conclusione: oltre al danno anche la beffa! Così ti feci le ultime 3 foto, le ultime tre foto di un’auto mai fotografata molto per tutto ciò che ha dato negli anni - in questo senso, Corsa “Bimba” ha fatto più foto che chilometri. Avresti meritato sicuramente di meglio. Fosse stato per me, ti avrei messa anche in salotto, o nella vetrina in esposizione, saresti stata il mio vanto, Cara Kadett! E invece arrivai tardi, troppo tardi, a giochi finiti. Mi avessero parlato prima, avrei fatto carte false pur di darti una fine più giusta, sia per te che per me. Ma arrivai tardi.
Tutto quello che ormai ho di te, che mi è rimasto, è proprio ciò che nessuno mi ha mia rubato: il tuo ricordo, la tua forza, la tua affidabilità … la tua grandezza, in tutti i sensi! Certo, mi sono rimaste anche 6 foto, delle quali appunto, 3 te le feci io, il tuo ultimo giorno. Ma cosa vuoi che siano, Cara Kadett, queste 6 foto con tutto quello che, negli anni ci - e mi - hai dato??? Oltretutto, 6 foto ringraziando la Polizia Municipale che ti immortalò con l’autovelox, sennò sarebbero state solo 5! Però, di queste, cara Kadett, due ci vedono insieme anche se, comunque, ero molto giovane (6/7 anni circa). Ricordi, Cara Kadett?!
Addio sogni di gloria (la tua gloria), addio pensiero che un giorno (cioè da qualche anno ormai) ti avrei guidata. Non ti guiderò mai; non ti ho potuto mai guidare. Nei sogni, certo, molte volte. Parcheggiata, certo, e sai che gioia … E pensare che tanta, tanta gente ha potuto guidare per anni e anni la loro prima auto, per tutta la loro vita … Io purtroppo no: non salirò mai su quei tuoi sedili e non navigherò mai le strade dell’Europa guidandoti: non potrai mai essere il mio vanto, la mia gioia meccanica, come invece hanno tanti nella vita. Peccato, questione di fortuna …
 
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